236 Apicoltore Italiano n.8 L' Apicoltore Italiano Apicoltura Api e Miele

Apicoltura: L' Apicoltore Italiano : Apicoltore Italiano n.8 :

 

 

 

SOMMARIO

Editoriale:Dialoghiamo...

Argomento del mese: Un manifesto-denuncia per la veterinaria e per l'apicoltura

Ricerca e  sperimentazione:  Nosema ceranae nelle api europee (Apis mellifera)

Assistenza tecnica                  Alimentazione

Retrospettiva

Api e scienza dal mondo

Dalle Regioni

Novità D.O.P. del "Miele della Valtellina"

Comunicato stampa Determinazione di rotenone in cera d'api

Novità Arnie con sensori per le api fantasma

Appuntamenti

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

DIALOGHIAMO...

Da un po’ di tempo il nostro giornale segue con attenzione il lavoro svolto dalla Federazione Nazionale Ordini Veterinari Italiani e le loro opinioni sul nostro settore. Per questo motivo pubblichiamo nella rubrica “ Argomento del mese” l’articolo del mensile 30 giorni; questo è un breve ritratto del nostro settore visto dagli occhi dei veterinari: non lo condivido pienamente e pertanto vorrei commentarlo punto per punto.

Apicoltura terra di nessuno: sono d’accordo, anzi, direi che qualcuno crede che sia terra sua. Perchè siamo arrivati a ciò? Dagli anni ‘80 ad oggi la varroa è ed è stato il problema principale per gli apicoltori, ma le istituzioni sono state poco presenti, lasciando l’apicoltore abbandonato a se stesso e facendo il gioco di coloro che si sono arrogati il diritto di essere i salvatori dell’apicoltura italiana e che hanno potuto permettersi anche di consigliare di rispettare poco la legge, diventando delle icone e degli eroi. In questo clima stare dalla parte delle Istituzioni e della legge non è facile, è molto impopolare e si rischia di farsi più nemici che amici.
Pubblicazioni edite da associazioni apistiche nazionali: l’APIcoltore italiano, edito dall’Agripiemonte miele (associazione regionale) di cui sono presidente, è nato per dare una corretta informazione e assistenza agli apicoltori, consigliando solo ed esclusivamente l’utilizzo di prodotti leciti. La nostra, però, è un’iniziativa privata anche se sta ottenendo un grande successo tra gli apicoltori e grossi riscontri tra le associazioni territoriali. Il settore pubblico, però, dov’era, quando c’era chi si prendeva queste libertà? A tal proposito non va dimenticato che gli apicoltori sono persone serie che hanno grande rispetto per la legge e le istituzioni, quindi non facciamo “ di tutta l’erba un fascio”.
“Figure laiche per l’assistenza sanitaria”: se non ho inteso male si tratta dei tecnici apistici. Credo, però, che alcuni tecnici apistici siano stati e siano ancora una grande risorsa per gli apicoltori perché li hanno aiutati e supportati, non solo dal punto di vista sanitario, ma anche fornendo utili consigli sulla corretta gestione degli alveari, sulla produzione del miele di qualità e tanto altro ancora. Se il settore è cresciuto è anche grazie a loro e io auspico una collaborazione seria tra veterinari e tecnici apistici per raggiungere un obiettivo comune: il bene dell’apicoltura italiana. Se poi tra questi ci sono persone poco serie che danno consigli sbagliati, puniamoli e tagliamo loro i finanziamenti, ma non demonizziamo una figura solo perché alcuni non sono stati all’altezza o hanno fatto i furbi.
Diffamare pubblicamente gli enti pubblici: questa è una cosa che io faccio presente da molto tempo e mi sono sempre chiesto perché nessuno si sia mai tutelato, perché le istituzioni abbiano sempre lasciato perdere, perché non abbiano fatto fronte comune e perché nessuno abbia mai scritto ai ministeri e alle regioni competenti in materia. Ma, si sa, in Italia va sempre tutto bene. Dall’altra parte chi non hai mai diffamato gli enti pubblici, non ha mai promosso farmaci illegali e modi d’uso non consentiti e/o pericolosi, non ha mai fatto ricerca e sperimentazione fuori dai protocolli scientifici, si vede inserito nel calderone insieme a tutti gli altri. Insomma essere e fare i seri non porta nessun vantaggio. Sono fondatore e presidente dal 1991 dell’Associazione Produttori Agripiemonte miele: (apicoltore per mestiere e per passione da oltre 20) 20 anni di impegno e passione, perseveranza e grinta, serietà e determinazione. Oggi, forse, vedo un barlume di luce in lontananza e spero che sia venuto il momento di far cadere chi ormai non ha più nulla da dire se non polemizzare inutilmente per realizzare il proprio ego o di chi con la delazione cerca di distruggere quelli che cercano di costruire anche con scelte coraggiose. Dall’altra parte, dico salviamo chi in questi anni ha lavorato seriamente, in silenzio e senza mettersi in mostra. Per fortuna l’apicoltore italiano è onesto, lavoratore, moderato e ha capito che deve stare attento ai predicatori e ai santoni.
Acido ossalico in deroga: questa è una storia lunga, ma provo a sintetizzarla. La nostra associazione è stata la prima in Italia a proporre un piano territoriale per l’utilizzo dell’acido ossalico al competente servizio veterinario piemontese; l’obiettivo era quello da una parte di cercare di “regolarizzarne l’utilizzo” nell’interesse degli apicoltori e dall’altra avere un controllo a livello territoriale dei trattamenti effettuati, dei dosaggi e delle modalità di somministrazione. All’inizio siamo stati derisi (se l’idea viene a noi non va bene) da coloro che ritenevano di poter continuare ad utilizzare l’acido ossalico con dosaggi, tempi e formulazioni che meglio credevano. Sostenevano che il Piano Acidi non fosse regolare, mentre l’utilizzo indiscriminato dell’ossalico lo era? Ovviamente, abbiamo visto come una svolta importante la decisione di un’azienda di registrare un prodotto a base di acido ossalico. Con grande stupore successivamente abbiamo scoperto che nel giugno 2010 in Piemonte era stato approvato un piano acidi valido per il blocco di covata estivo, nonostante l’avvio della sperimentazione dell’ APIBIOXAL. L’Agripiemonte miele coerente con le sue scelte aveva aderito alla sperimentazione senza caricare di spese i propri associati se non l’acquisto del prodotto stesso (la nostra associazione ha al proprio interno un tecnico apistico medico veterinario finanziato dal Reg. CE 1234/07). L’assurdo è stato che questa decisione si è trasformata in un boomerang: qualcuno era già pronto a diffamarci con accuse assurde (interessi con la ditta produttrice ecc...) solo per farci perdere soci e abbonati e dando informazioni scorrette agli apicoltori. Il problema è uno solo e cioè che l’apicoltore abituato ad usare senza problemi l’acido ossalico a costi irrisori si è trovato un prodotto che ha sicuramente un costo importante. Comunque devo dire che l’azienda ha fatto sue le nostre proteste (e i nostri suggerimenti) e nell’ultimo comunicato stampa (scaricabile dal sito www.apicoltoreitaliano.it) ha scritto che farà le buste da 50 e da 100 alveari, un passo avanti certamente sulla strada del contenimento del costo del prodotto soprattutto per gli apicoltori professionisti.
Gravi ingerenze del Ministero delle Politiche Agricole: dopo un lungo periodo in cui nessuno si è preoccupato dei problemi degli apicoltori, bisogna accogliere in modo positivo tutte le iniziative prese; certo tutto è migliorabile, basta tirarsi su le maniche e agire. Parliamoci chiaro: il vuoto istituzionale fino a ieri c’era e non mi sembra che sia stato sufficiente il lavoro di qualche veterinario particolarmente volenteroso. E allora perché criticare il Ministero delle politiche agricole, gli IZS, i tecnici apistici e le associazioni? Sul fatto che manchi un coordinamento tra tutti credo che possiamo essere d’accordo, ma allora non sarebbe meglio scegliere la via del dialogo e della collaborazione con chi fino ad oggi ha dimostrato di esserne all’altezza? Dal 1978 ad oggi non ci sono state politiche sanitarie pubbliche a favore degli apicoltori, ma dall’altra parte mi auguro che non siano stati i soldi stanziati dal MIPAF verso l’apicoltura a far scatenare l’interesse verso il settore. Non credo che uno o due veterinari per asl possano avere la bacchetta magica e risolvere tutti i problemi connessi al contenimento delle malattie. Il termine “ sufficientemente formati” non mi soddisfa; c’è bisogno di specializzazione assoluta dedicandosi a tempo pieno alla conoscenza del mondo delle api.
Le sinergie andrebbero sviluppate senza che nessuno faccia o voglia fare il primo della classe e, dicendo questo, penso al convegno organizzato da Bee Path a Lazise dove qualcuno, cercando di primeggiare e strappare applausi, ha rimediato una figuraccia, ma forse non se ne è nemmeno reso conto tant’è la sua boriosità. Quando si parla in rappresentanza degli apicoltori bisogna evitare certi comportamenti incendiari che possono solo portare esiti negativi per tutti; speriamo di non “essere bastonati” tutti per colpa di pochissimi!!
 
L’Editore
Rodolfo Floreano

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