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Gennaio 2009: dolce far niente?

Le vacanze sono finite, scuole e uffici riaprono i battenti, si riprende la normale routine, accompagnata dal gelo del mese più freddo dell’anno. Almeno così dovrebbe essere in teoria, anche se novembre e dicembre sono stati freddi e con abbondantissime precipitazioni. Ma l’apicoltore può godersi un po’ di meritato riposo? Apparentemente in inverno le api hanno cessato ogni attività. Infatti la colonia è chiusa nel glomere per difendersi dal freddo e per proteggere la regina. Questo metodo di rinchiudersi in glomere permette alle api di ambientarsi in climi diversi e di sopravvivere anche a temperature molto basse.

Comunque l’apicoltore, ormai, non può dimenticarsi dei suoi alveari durante l’inverno, come magari si poteva fare una volta, per cui è necessario con regolarità andare in apiario e dare almeno una “sbirciatina” dall’esterno.

Che cosa si deve e si può fare in apiario in questo mese?

• Verificare il volo delle bottinatrici nelle belle giornate di sole che ci assicura che la famiglia sia ancora viva; infatti non è strano vedere in qualche tiepida giornata di sole vedere le bottinatrici tornare cariche di polline. Questo e’ importantissimo
perché importazione significa covata da nutrire e che la regina si è messa all’opera. In molte zone d’Italia più o meno in questo periodo la regina infatti riprende l’ovodeposizione.

• Non ci devono essere secrezioni giallastre sui predellini perché sarebbero un segnale di un cattivo stato di salute. Anche il rinvenimento di parecchie api morte, potrebbe essere sintomo di malattie.

• Se invece ci fosse poco volo, si può in alternativa bussare con le nocche della mano contro le pareti dell’arnia e mettersi in ascolto, se si sente un ronzio proveniente dall’interno, si può stare tranquilli.

• Si deve pesare l’alveare da dietro per verificare le scorte disponibili. Ovviamente nel caso di famiglie “leggere” si deve tempestivamente intervenire dando alle api un alimento solido il candito. Il candito, come già scritto nei numeri precedenti, può essere acquistato nei negozi specializzati oppure può essere preparato artigianalmente dall’apicoltore.

• Infine, ma non per questo meno importante, è indispensabile controllare il cassetto antivarroa per verificare la caduta naturale della varroa. Nel caso in cui si verificasse una caduta naturale con un alto numero di varroa, è possibile ripetere un trattamento di acido gocciolato (75gr, 1kg, 1l), ovviamente in una tiepida giornata di sole. Quest’inverno sembra essere più freddo degli anni precedenti, per cui il trattamento di acido ossalico gocciolato dovrebbe aver ottenuto un’alta efficacia, permettendo un trattamento di pulizia definitivo. Infatti in molte zone l’interruzione di covata c’è stata, dalle notizie che ci arrivano dagli apicoltori (Nord e Centro Nord) Oltre ai controlli in apiario, è consigliabile assicurarsi che tutto sia in ordine in magazzino in modo da avere tutto pronto per la prossima stagione apistica.
Molto meglio quindi cominciare ad anticipare un po’ di quei lavori che, più avanti, sarà comunque necessario svolgere, in modo da non arrivare con l’acqua alla gola e con i minuti contati al momento della ripresa delle attività (ad esempio, preparare i telaini oppure disinfettare le arnie o mandare i materiali alla disinfezione con i raggi gamma).

Un altro consiglio “Perché non utilizzare una parte di quei tempi morti e frequentare un corso di apicoltura o serate di aggiornamento per documentarsi su eventuali novità o per approfondire le conoscenze? L’Agripiemonte miele ad esempio organizza a Torino un corso di base di apicoltura (vedi pag 27 della rivista l'Apicoltore) e corsi di aggiornamento su tutto il territorio regionale. Le giornate si stanno allungando; sempre più spesso vedremo le api in movimento che si preparano alla primavera, periodo di attività febbrile, come gli apicoltori ben sanno.

Floriana Carbellano e Rodolfo Floreano

 

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