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Settembre 2008: Il lavoro non è ancora finito

La stagione produttiva è terminata, anche se quest’anno non si può parlare di produzione, e quindi l’attenzione degli apicoltori deve tornare sulla sanità delle famiglie. Nel mese di settembre i trattamenti tampone estivi contro la varroa devono essere ultimati.
Sono comunque presenti fioriture perenni nei nostri prati (trifoglio, ginestrino, malva, salvia, ecc) che sono molto utili per rinforzare le colonie, indebolite dai trattamenti contro la varroa, e aiutano a ripristinare l’attività delle bottinatrici.

E’ indispensabile verificare la situazione sanitaria delle famiglie: occorre controllare innanzitutto la covata, facendo attenzione a qualsiasi cella sospetta e/o anomala; in particolare la covata a sacco (nel qual caso è consigliabile cambiare la regina entro e non oltre la prima metà di settembre).

La visita degli alveari in questo periodo è più agevole, in quanto il numero di api è ridotto, quindi si può controllare con precisione.

Occorre inoltre verificare il grado di infestazione della varroa, controllando la covata naturale nei cassetti, dopo averli opportunamente puliti al termine del trattamento tampone.
Nel caso si verificasse ancora una certa caduta di varroa è indispensabile intervenire tempestivamente con un trattamento di acido ossalico gocciolato (75 gr /1 kg/ 1 l) per evitare di andare successivamente all’invernamento con troppa varroa che non permetterebbe di far passare l’inverno alle famiglie.
Come fare l’acido ossalico gocciolato nel rispetto della normativa vigente? Vedi l’APIcoltore italiano n. 4 di Giugno 2008.  A questo punto, accertata la sanità della famiglia, occorre iniziare a fare le operazioni di preinvernamento: questo, ovviamente, varia a seconda delle condizioni climatiche in quanto nelle zone a clima più mite si può rinviare questo lavoro
al mese successivo, mentre in quelle più fredde si deve iniziare subito per non trovarsi in ritardo. Innanzitutto, bisogna verificare l’efficienza della regina, eventuali orfanità e la quantità di scorte.
I fuchi sono ormai del tutto scomparsi, ma se si trovassero ancora numerosi in qualche famiglia, questo può essere sintomo o di orfanità o della presenza di una regina vecchia e fucaiola. In questo periodo non è consigliabile introdurre un telaino di covata giovane e far sì che si allevi la regina in quanto, scarseggiando i fuchi, la regina rischierebbe di essere mal fecondata. E’ consigliabile quindi una regina selezionata da un allevatore. Comunque queste operazioni sono da fare quando la stagione non è troppo avanzata e il clima permette un buon sviluppo della covata.

Nel mese di settembre è consigliabile inoltre ripetere il trattamento con l’Api Herb che si era fatto in primavera che permette di rinforzare le famiglie e prepararle bene all’inverno.
Per altre notizie sull’Api Herb, vedi l’APIcoltore italiano n.1 Marzo 2008. Se comunque ci fossero famiglie molto deboli conviene nutrirle per consentire un buon invernamento. Si può anche migliorare la forza delle famiglie scambiando telaini di covata tra le famiglie più forti e quelle più deboli e lo stesso si può fare con i telaini di scorta. Se le scorte fossero carenti e le famiglie manifestassero difficoltà dopo i trattamenti antivarroa si possono aiutare le famiglie con alimentazione liquida stimolante.
La nutrizione deve servire per produrre scorte e incentivare l’ovodeposizione della regina in modo da avere molte api giovani che passino l’inverno e che alla primavera alleveranno la covata. Si possono somministrare 200-300 gr di sciroppo zuccherino (esempio 1 l di acqua e 2 kg di zucchero).

La nutrizione si deve dare la sera al tramonto con circa 200 g – 300gr nel nutritore perché lo possano consumare durante la notte e per evitare i saccheggi. Le api infatti in questo periodo sono particolarmente inclini al saccheggio, quindi è importante limitare le visite alle colonie allo stretto necessario.
Nel mese di settembre bisogna anche prestare attenzione alla pulizia dei favi per cui, se non lo si è fatto in precedenza, è consigliabile rimuovere i residui delle tavolette di Api Life Var dai telaini, il cui odore pungente può disturbare le famiglie durante l’inverno.

Terminata la smielatura, prima di riporre i melari in magazzino è utile posizionarli sopra le arnie affinché le api li ripuliscano dal miele residuo. Questa operazione va effettuata di sera perché il profumo di miele può innescare pericolosi saccheggi. Il melario si posiziona sopra l’apiscampo quindi si apre il passaggio a ghigliottina e le api salgono sul melario a pulirlo. Se si mettono i melari la sera, già al mattino si può chiudere il passaggio in modo che le api rientrino nel nido.


COME CONSERVARE I FAVI IN MAGAZZINO
Al termine della stagione si pone il problema della conservazione dei favi. Questi infatti temono l’umidità che favorisce lo sviluppo di muffe, i topi e le tarme della cera. Si possono conservare solo i favi del melario (cioè che non abbiano contenuto covata); altrimenti quelli con covata devono essere eliminati e fusi in quanto favoriscono lo sviluppo delle tarme della cera. I favi vanno tenuti in luoghi asciutti e freddi, non riscaldati, impilati uno sull’altro e chiusi alle 2 estremità. Quindi si devono trattare per uccidere le tarme.
Il metodo più diffuso ed economico è quello dell’anidride solforosa. Oggi le bombolette spray non si trovano più in commercio, ma si trova lo zolfo in speciali bombole da 5 Kg (vedi spazio pubblicitario a sinistra) con zolfo facilmente erogabile. E’ necessario utilizzare questo prodotto con cautela in quanto è pericoloso per le vie respiratorie e per gli occhi.
Da alcuni anni è presente in commercio un prodotto a base di un ceppo del Bacillus thurigensis che è inoffensivo per l’uomo e l’ape, ma efficace al 100% contro la tarma della cera.
E’ sufficiente una sola applicazione fino alla stagione successiva e non lascia residui. Questo prodotto va diluito al 5% in acqua e quindi si nebulizza su tutta la superficie dei favi in entrambe le facciate; si lasciano asciugare i telai e quindi si possono immagazzinare definitivamente.


Floriana Carbellano e Rodolfo Floreano

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